Quanto costa davvero un chilometro? I numeri nascosti di una flotta

Analizzare i costi completi di una flotta di camion non è certamente cosa semplice, anzi. Nel momento in cui si monitorano le uscite, il primo elemento che viene in mente è spesso quello del carburante, ma del resto è molto comprensibile: il gasolio è chiaramente una voce importante dei costi di autotrasporto, ma da solo non può bastare per determinare davvero quanto costa mettere (e mantenere) un veicolo pesante su strada.

Il vero costo chilometrico di un camion infatti può essere calcolato solo sommando molte componenti, tra cui prima di tutto il prezzo di acquisto e ammortamento del veicolo e i costi del carburante, a cui aggiungere però poi il consumo e cambio pneumatici, la manutenzione, l’assicurazione, i pedaggi, il personale, i fermo macchina che purtroppo spesso sono inevitabili e, non da meno, la perdita di valore del mezzo.

Ecco perché i gestori delle flotte aziendali hanno difficoltà a monitorare i costi totali ogni mese, è importante riconoscere che controllare soltanto i consumi significa osservare esclusivamente una parte del problema e rischiare di trascurare tutti quegli elementi che poi, con il passare del tempo, incidono maggiormente sull’affidabilità e sulla redditività.

Come si calcola davvero

Il costo chilometrico può essere espresso come il rapporto tra il costo totale sostenuto dalla flotta e i chilometri effettivamente percorsi. Ma ovviamente il punto critico è riuscire a capire correttamente il qual è il vero costo totale.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblica periodicamente valori indicativi di riferimento per i costi di esercizio delle imprese italiane di autotrasporto merci per conto terzi. Un metodo che prende in considerazione diverse classi di massa dei veicoli e un gran numero di componenti di costo. Questo aiuta a capire un fattore molto importante e che è chiarissimo: un chilometro non ha sempre lo stesso costo. Dipende dal mezzo, dall’uso che viene fatto, dal carico, dalla percorrenza annua, dal percorso e dal livello di manutenzione.

Il vero costo della flotta

Quali sono le voci che compongono il costo reale della flotta:

  • costi del carburante;
  • consumi che dipendono da stile di guida, traffico, aerodinamica, peso trasportato e condizioni tecniche del veicolo;
  • manutenzione: tagliandi, lubrificanti, filtri, freni, pneumatici, componenti della trasmissione, sistemi elettronici e dispositivi antinquinamento. La manutenzione programmata può sembrare una voce da contenere, ma è sempre meglio programmare un intervento preventivo correttamente che dover far fronte a un costo di un guasto improvviso durante un viaggio;
  • assicurazione;
  • pedaggi;
  • tasse;
  • finanziamento o ammortamento;
  • gestione amministrativa;
  • costo del personale;
  • fermo macchina, voce che troppo spesso viene sottovalutata. Ed è un enorme errore, perché un camion fermo, oltre a costare in termini di riparazione in officina, significa anche dover fare i conti con un viaggio non effettuato, un mezzo sostitutivo che è necessario organizzare magari con poco preavviso, una consegna da riprogrammare e ore di lavoro improduttive.

TCO flotta: che cosa intendiamo

Total Cost of Ownership è il costo totale della flotta, concetto che nasce proprio dalla necessità di considerare il costo complessivo di un veicolo durante il suo ciclo di utilizzo.

Non è detto infatti che un camion che al momento dell’acquisto sembra più conveniente di altri poi si riveli anche quello che costa meno nel lungo periodo. È importante fare differenti considerazioni, valutando bene i consumi, la manutenzione, la disponibilità dei ricambi, gli intervalli di assistenza, l’affidabilità, il valore residuo e la produttività. Questo equilibrio oggi si sta modificano parecchio anche a causa dell’evoluzione tecnica e dell’avvento dei camion moderni.

È fondamentale non cadere nell’errore di considerare e interpretare ogni dato analizzato per contenere i costi come un risparmio universale per ogni flotta, infatti il risultato reale dipende dall’uso che viene fatto da quel veicolo specifico e da quelle che sono le condizioni operative.

Quanto incide la manutenzione sul costo chilometrico

Una gestione della flotta corretta deve trasformare la manutenzione da attività reattiva a programmata. Oggi con questo nuovo metodo infatti è possibile individuare delle anomalie leggere prima che si trasformino in danni molto gravi, costosi e a volte anche impossibili da sistemare, grazie a sistemi come la diagnosi elettronica, il controllo dei parametri di funzionamento, la verifica dell’usura del mezzo e la pianificazione degli interventi.

È una direzione che oggi tutti gli operatori del settore stanno sviluppando attraverso servizi digitali dedicati alla manutenzione e alla gestione del parco veicoli. Un esempio concreto è il MAN ServiceCare, che mette in relazione veicolo e officina per rendere le esigenze di manutenzione più evidenti e per coordinare gli interventi, al fine di ridurre le soste e aumentare la disponibilità del camion.

Un enorme valore aggiunto per l’azienda, che può programmare meglio le fermate e collegare il lavoro dell’officina alle esigenze operative della flotta.

Costo chilometrico, meccatronica e diagnosi

Oggi meccanica, elettronica e software convivono e lavorano insieme su tutti i camion moderni, quindi un’anomalia che inizialmente può sembrare da poco, può nascere da un componente elettronico, in un sensore o nella comunicazione tra diversi sistemi del veicolo.

Ecco perché dobbiamo considerare la diagnosi avanzata come uno strumento economico, oltre che tecnico. Infatti poter leggere correttamente i dati permette di evitare sostituzioni quando non sono strettamente necessarie, capire la causa del problema e pianificare con precisione l’intervento necessario.

Oggi ciascun veicolo industriale moderno richiede proprio questo: la possibilità di capire perché si verifica un danno o come ridurre il rischio che avvenga di nuovo, non solo riparare il guasto quando si presenta.

Quali costi controllare periodicamente

Per tenere sotto controllo il costo chilometrico di un camion, il gestore di una flotta dovrebbe monitorare ogni mese almeno queste voci:

  • consumo medio di carburante;
  • costo della manutenzione per chilometro;
  • costo e frequenza degli interventi straordinari;
  • usura e durata degli pneumatici;
  • chilometri percorsi da ogni veicolo;
  • ore e giornate di fermo macchina;
  • costi dei pedaggi;
  • costi dell’assicurazione;
  • valore residuo del veicolo;
  • frequenza delle anomalie e degli interventi;
  • differenza tra costo previsto e costo effettivo.

È fondamentale fare un confronto nel tempo, infatti un singolo intervento costoso non si traduce necessariamente in un mezzo inefficiente e un aumento progressivo del costo manutentivo può essere un segnale da analizzare prima che si trasformi in un problema operativo.

Oltretutto è indispensabile capire che per il gestore della flotta non è importante riuscire semplicemente a diminuire il costo chilometrico del camion, anche perché ridurre questa voce rimandando manutenzione o sostituzioni può trasformarsi in maggiore usura, fermo macchina e rischio operativo.

Bisogna invece chiedersi quanto valore riesce a produrre ogni chilometro percorso dal camion, e per rispondere correttamente c’è bisogno di dati, manutenzione programmata, diagnosi competente e una struttura tecnica in grado di intervenire quando serve.

È un principio su cui si basa anche Officina Montevecchia, che affianca padroncini, flotte e aziende di trasporto attraverso manutenzione, riparazione, meccatronica, diagnosi avanzata, ricambi e assistenza. L’obiettivo è proprio riuscire a diminuire i tempi di fermo e restituire al mezzo affidabilità e continuità di servizio nel tempo.

Dicamocelo quindi, per un gestore di flotta aziendale è necessario capire che il costo di un camion non si misura solo nella spesa in euro per chilometro, ma anche in chilometri affidabili, disponibilità del mezzo, sicurezza e continuità del lavoro.

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